Diario dei sogni
15 Dicembre ‘07
Questa notte è stata fortemente devastante. Il sogno abbastanza semplice, invece, si svolgeva a Miami. Camminavo al seguito di mio fratello per strade che ricordavano vagamente Collins Avenue e Lincoln Road. Eventi non importanti mi hanno condotto in una stanza dove attorno a me c’erano persone che non conoscevo. C’era un tavolo con attorno delle sedie, ad un’estremità un camino con il fuoco acceso e dall’altra una vasca piena d’acqua. C’era una specie di maialino-pipistrello parlante che per qualche ragione ha fatto arrabbiare un signore che ha chiamato al suo cospetto una scimmia cattiva. Questa scimmia ha preso il maialino e ha fatto sì che la sua coda si bruciasse sul fuoco. La creaturina si lamentava, con suoni tipo “auch, auch!”. Ad un certo punto, una signora – che presumo essere stata la padrona del maialino – ha lanciato una lama a forma semilunare contro la nuca della scimmia, e approfittando del fatto che l’animale avesse consistenza calcarea, l’ha gettato nella vasca. La scimmia ha iniziato a dissolversi all’interno del liquido e si notava una forte effervescenza con il corpo della creatura – che pareva bollente – a contatto con l’acqua fredda. La scimmia, in un’inquadratura del tipo “primo piano”, ha fatto un discorso, come fosse stato il suo testamento spirituale, e poi è rimasto lo scheletro, e infine è svanito anche quello. Questo è ciò che ricordo di quel sogno, la cosa tremenda è successa dopo. Poco prima di essere svegliato, o comunque in fase di risveglio ho avuto una sensazione spiacevole. La sensazione non è definibile con gli aggettivi che attribuiamo ai nostri cinque sensi, e non potrei definire meglio la cosa come un “continuare a passare da una parte all’altra”. Freneticamente subivo questa sconvolgente sensazione di contrasto, come da destra a sinistra, e ribollivo. Al mio effettivo risveglio avevo una forte sensazione febbrile.
16 Dicembre ‘07
Va bene. Questo non era bello. Due parti estremamente connesse tra loro. La prima si svolgeva in una distesa naturale, ricca di arbusti vari e costruzioni rurali. L’ambientazione era molto suggestiva, e incuteva parecchio timore, come se da un momento all’altro potesse apparire un megalomane con la motosega pronto a trucidarmi. La vista del paesaggio era a volo d’uccello e se anche in prima persona comandavo e subivo le azioni del sogno, questa telecamera non si spostava. Sta di fatto che un mostro c’era, sentivo la sua presenza e lo intravedevo tramite uno di quei sovrasensi che si risvegliano nei sogni. Era un mostro dall’aspetto disgustoso, deforme. Dovevo ucciderlo, sconfiggerlo, come fossi il protagonista di Silent Hill, e di fatto quella creatura assomigliava proprio ad un mostro del gioco. Ho ricordi confusi di quanto è successo, so che molte volte scappavo e in molte altre ero alla ricerca del mostro per poterlo uccidere con il mio lanciafiamme-lanciaspilli. Dopo varie scene horror alla SH, incominciò la seconda fase del sogno. Ero a S. Rita, la mia parrocchia, in chiesa.. ad un certo punto, esco da questa e mi avvicino ad una macchina. Ricompare il mostro delle casette campagnole di quel boschetto visitato in precedenza e rinizia questo fuga-rincorri per delle stanzette non bene definibili. Mi ritrovo all’aria aperta, vicino alla macchina, il mostro è diventato un’anziana signora ed una bambina. Si, sono loro il mostro ora. La vecchia scappa in bicicletta, mentre il bambino vuole sfidarmi (da bambina è diventato subito bambino). Faccio per farlo cadere dalla bici e inizio a picchiarlo forte sul viso. All’improvviso appaiono quattro bambini simili -non uguali- a lui e inizio a picchiare anche loro. Loro, oltre a qualche insulto, non reagivano e dunque la battaglia era facile, solo che nonostante i tremendi cazzotti che ricevavano sul naso, nessuno si faceva male. Ok, ho tolto qualche pezzo del sogno, perchè mi vergognerei molto a raccontarli, e se non mi sono vergognato per quello che ho scritto, immaginate il resto.. in ogni caso questa è stata la sostanza del sogno di stanotte, evaiii.
26 Dicembre ‘07
Non che fino adesso mi sia dimenticato di aggiornare questa pagina e continuare a raccontare i sogni, ma semplicemente non ho sognato nulla di interessante e la maggior parte delle fantasie notturne si sono disperse nell’oblio ancor prima che potessi essere cosciente per ricordarle. Quello di stanotte è stato un altro sogno particolare, penso inspiegabile. Ha occupato piccola parte nella notte e ricordo anche il resto, ma quest’ultimo ricopre solo fantasie delle quali capisco bene la motivazione. Giravo su una moto, senza il bisogno di controllare il manubrio. Con le mani affermavo una potente arma, la quale aveva l’aspetto di una katana. Scopro che questa, se unita all’accelerazione della moto, appena colpisce qualcosa -un corpo- lo squarta, lo fa implodere e addio. Inizio a diveritmi in modo sadico e far saltare in aria brandelli di carne, con una freddezza paurosa. Inseguivo la gente che scappava, ma erano troppo lenti per la mia moto e appena li raggiungevo, splat. La polizia viene avvisata e incomincia a cercarmi. All’improvviso mi ritrovo senza moto, ma nella fuga dalla polizia continuo la strage di persone innocenti, fino a che non vedo un gruppo di poliziotti che mi stavano cercando. Mi camuffo nella folla di persone davanti alle guardie e inizio ad aver paura di una probabile cattura. Lascio l’arma dietro ad un oggetto che la nascondeva bene e vado davanti ad uno dei poliziotti con le mani in alto. Mi costituisco davanti a lui e inizio a spiegare l’accaduto. Mi rendo conto di aver fatto delle cose eccessivamente brutali e racconto che avevo completamente perso la ragione e la concezione di ciò che era giusto. Vedo un tizio che si avvicina all’arma che avevo nascosto e urlo qualcosa come “no, quell’arma è pericolosissima e dannata” … bah, sti sogni. Successivamente lancio l’arma ai piedi dei poliziotti (che si cagano sotto, asd), e.. finisce il sogno, o meglio finisce la parte interessante, successivamente i poliziotti se ne andarono e io ero tipo intervistato da gentaglia eccetera, eccetera.
23 Febbraio ‘08
Male, molto male. Vedete quanti giorni sono passati dall’ultimo sogno degno di nota? Forse ho sognato, ma ho presto dimenticato. O forse mi sono dimenticato di questo diario, dimenticando l’importanza dei sogni. L’ultima notte mi ha perdonato e mi ha regalato un sogno schizofrenico. Eravamo in una struttura chiusa, articolata in diversi corridoi, i quali sfociavano in stanze dall’aspetto scolastico-conferenziale. Di notte, io e un gruppo di sconosciuti, ci siamo svegliati per raggiungere il piano terra ed attivare qualcosa di particolare – ora in mente ho solo un’aspirapolvere, dunque non chiedetemi quali fossero le nostre intenzioni. Una cosa è sicura: dovevamo agire di nascosto. Ogni tanto della gente accendeva le luci e la si sentiva passare per i corridoi, dunque presto bisognava trovare un rifugio. Andando verso l’ala ovest della struttura, io avevo trovato una stanza, che poteva essere una biblioteca, e avevo scoperto con soddisfazione la possibilità di nascondersi, in posizione accucciata, dietro ad un basso scaffale. Dopo un po’ mi son separato dal gruppo e ho utilizzato il nascondiglio appena scoperto. Occhi chiusi, gli uomini si avvicinavano. Avendo sentito che gli altri erano stati scoperti e preso a mia volta dall’angoscia di essere scovato, esco fuori dal nascondiglio armato di mitra (non chiedetemi da dov’è uscito, potrei avere difficoltà a rispondere) e inizia a uccidere un po’ di uomini. Ho rincontrato il mio gruppo, anche loro erano armati. Due o tre dei nemici erano fottutamente immortali e lanciavano delle granate veramente… stronze. Con una di quelle granate morivi in un colpo, perchè capite, in tutto stile videogioco, un solo colpo di mitra o pistola, avrebbe solamente fatto scendere l’energia. Mentre una granata stava per colpire, l’azione si blocca e si avvicina colui che aveva l’obiettivo di catturarmi. Io mi arrendo, ma prima chiedo per favore di poter usare il mio lettore mp3 (insanità mentale, insanità mentale… ). Lo uso, con lo scopo di sfuggire dalla situazione, e appena schiaccio qualche tasto, l’intera scena si tranquillizza, sotto aspetti non facilmente narrabili. Nessuno mi doveva più catturare; colui che mi doveva cattura di persona, aveva capito che ho utilizzato un trucco; io ho compreso di esser riuscito a scampare dall’inseguimento, ma sento di dover ancora fare qualcosa. Fingo di essermi dimenticato tutto, la “guardia” ci crede e pensa chiaramente a qualcosa del tipo “toh, ha usato quel trucco per sfuggire… in compenso ora si è dimenticato tutto, dunque è innocuo”. Per dare la prova a lui della mia innocenza, faccio sentire che sul lettore mp3 sto ascoltando una canzone dei puffi. Mi rimetto gli auricolari e cambio canzone: through the fire and flames dei Dragon Force. E me ne vado via sorridendo, con il rimbombo metalloso nelle orecchie.
13 Febbraio ‘09
Lo so, è passato un anno dall’ultimo aggiornamento. Per il prossimo passeranno due anni. Ma non mi interessa se questo diario è discontinuo, c’è un sogno che voglio raccontare.
Era un giorno particolare. Mi trovavo nella mia parrocchia. Sotto al tendone erano radunate più o meno tutte le persone che conoscevo. Mi giravo e vedevo ovunque gente salutabile. Dopo un po’ mi sposto e vado sotto i portici dove c’è un malato che vomitava in giro. Presto vennero Papa Ratzinger e il prete di colore della mia parrocchia, Don Antimo, che guarirono il malato vomitoso. Tornai sotto al tendone, la gente era diminuita. C’era una ragazza, che non ricordo chi fosse, con la quale ho iniziato a ballare. Non ricordo se ci fosse musica o meno, ma il nostro era tipo un valzer, o comunque uno di quei balli da film romantici, dove la donzella fa un giro sotto il tuo braccio. Eravamo molto abili nel ballare. Dopo un po’ l’ho buttata via.
C’era un’altra ragazza, con la quale ho iniziato a ballare lo stesso ballo. Questa ragazza ricordo chiaramente chi fosse ed è una che ho conosciuto recentemente (poco). Ho iniziato a ballare con lei ed eravamo molto impacciati. L’impressione che ho avuto è stata che mi divertivo molto di più con questa, che non sapeva ballare, che con quella di prima. Dopo qualche giro e qualche sorriso, ci siamo fermati, lei mi guarda in faccia e dice: “Ah ma tu sei… una mia compagna di classe è innamoratissima di te, ti pensa sempre!”. Aggiunse inoltre: “… muoviti!”
Ok, questo sogno è ufficialmente da suicidio.
15 Marzo ‘09
Ero tranquillo in casa mia e osservavo il cielo in direzione est, dove sorge il sole. C’era una roba in cielo e io ero sul balcone. Una roba nera, che piano piano prendeva forma. Era a puntini, era disturbata, era a strisce informi. Prendeva la forma di una croce. La croce era in realtà una figura umana, con le gambe unite e con le braccia perpendicolari al resto del corpo, tipo crocifissa. Per essere precisi la figura umana disposta a croce era in realtà un angelo nero, con le ali dispiegate. Un angelo nero, disturbato, informe, formato tipo da delle piume nere. Questa cosa orrenda si avvicinava e presto si formò una specie di cono come un’uragano, però stabile, fermo, non in movimento. Questo enorme cono di fumo e piume nere si avvicinava assieme al terribile essere che lo sovrastava. Questo ammasso colossale era in avvicinamento e sarebbe passato sopra casa mia. Chiudo le tapparelle, finchè, una volta sicuro del suo passaggio, passo al balcone che si affaccia in direzione ovest. La terribile cosa nera era passata sopra casa mia e ora dal nuovo balcone la vedevo vicinissima, quasi palpabile. Vedevo ora una specie di nave, sormontato dallo stesso cono massiccio di fumo e materiale disturbato. Questo fumo, osservato più attentamente, era formato da una massiccia quantità di facce umane morte. Un’enorme ammasso di espressioni cadaveriche, urlanti, disperate. Morte.
Cos’altro sia successo, io non ricordo.
04 Aprile ‘09
Questa notte stavo tornando a casa dalla gita con il pullman. Quando sono entrato a casa, oltre a me c’era una mia compagna. Molto infastidito dalla sua presenza le chiedo cosa ci faccia nella mia abitazione. Lei risponde che se anche non fosse rimasta d’accordo con la padrona di casa, lei quella notte avrebbe dormito lì. Molto infastidito, le intimo di andarsene, soprattutto perchè sapevo che da lì a poco sarebbe arrivata mia madre. Ad un certo punto vado in camera e la scopro frugare tra i cassetti di mia mamma e non potevo credere ai miei occhi. Il suo visibile imbarazzo fu schiacciato dalla mia dirompete ira. Urlando come un dannato, ho aperto la porta per sbatterla fuori di casa. Esitante, la vedo prendere dei coltelli. Chiedo che intenzioni abbia e mi risponde che se deve dormire fuori al freddo, ha bisogno di un modo per difendersi. A questo punto vengo mosso da pietà, chiudo la porta e dico che può rimanere in casa.
Arriva mia mamma ed è ancora più infastidita di me dalla presenza di questa ragazza, che nel frattempo è diventata una scimmia. Questa scimmia era di piccole dimensioni e la tenevo in braccio come fosse il mio gatto. Questa scimmia mi tirava dei colpetti in viso e la sensazione tattile era la stessa che mi danno le zampette del mio gatto. Molto infastidito da questo gesto indisponente dell’arrogante scimmietta, inizio a prenderla a schiaffi urlando: “Ma che ca**o fai?!”. Mia mamma mi dice di ucciderla e, aprendo il freezer, inizia a svuotarlo. Mi spiega che sta facendo spazio per poter nascondere i pezzi del cadavere che lasceremo dopo l’omicidio. Chiedo a mia mamma se sia sicura di ciò che sta progettando e le suggerisco che magari sarebbe meglio darla via la scimmietta invece che ucciderla. Lei è d’accordo e sistema il freezer. La abbandoniamo.
Esco fuori, ormai è giorno. In strada c’è una gara di cani da slitte che trascinano carri di carnevale. Uno dei cani è un grosso cane bianco, che non è altro che la scimmietta trasformatasi, e rimpiango di averlo abbandonato.
Vorrei specificare che la compagna/scimmia/cane è in realtà mio padre.
14 Aprile ‘09
Siamo finalmente nel 2012. La gente mormora e si chiede se i Maya ci avessero visto giusto. Il mondo è completamente cambiato e sono tutti convinti che la fine del mondo è presto vicina. Io sono di tutt’altra opinione e guardo con amarezza il modo di vivere di certi gruppi di persone. Faccio un salto nella mia chiesa e sono tutti radunati a pregare per la loro vita dopo la morte. Sono quasi tutte donne, ragazze e signore e cantano una sorte di nenia che mi mette un’angoscia profonda. Provo un forte senso di disprezzo per questa gente, ma al tempo stesso questa nenia profetica mi sottomette ad un peso fortissimo. Esco dalla chiesa perchè ero l’unico a non cantare e non ero d’accordo con il loro modo di vedere le cose, ovvero in modo religioso, proiettati già nell’aldilà. Esco dalla chiesa e guardo il cielo. E’ buio e iniziano a comparire delle stelle. All’improvviso vedo un leggerissimo baglione nel cielo e non credo ai miei occhi. Che fosse una meteora? Torno a casa e alzo la tapparella della cameretta. Osservo il cielo e mi cadono le ginocchia. Ormai un cerchio infuocato era ben visibile nel cielo. Domani avrebbe impattato contro la Terra. Questo cerchio diventa sempre più grosso e io osservo dal balcone con le lacrime agli occhi. Non ci posso ancora credere, è tutto vero. Sono disperato, non ero pronto a tutto questo. Questa è veramente la fine e io non sono riuscito a fare ciò che volevo fare. Sono amaremente triste per non aver parlato ad una certa persona prima che arrivasse la fine. Tornando al disastro, la situazione era peggiorata. Infatti, ancor prima dell’impatto, inizio a vedere proiezioni di materia e flares provenienti dalla meteora che impattano contro la Terra. Il mondo attorno a me sta già iniziando ad andare in fiamme e gli edifici crollano. Sono del tutto immobile e disperato e osservo il disastro attorno a me. Dico a mio fratello “Dobbiamo osservare fino alla fine quello che succede”. Lui urla di no e chiude la tapparella. Dice che dobbiamo scappare. Accompagna me e mia mamma in macchina e iniziamo a uscire dalla città. Inizio a prendere speranza perchè quello che mi sembrava un disastro irreversibile inizia ad attenuarsi e man mano che ci allontaniamo dalla città, il tutto sembra calmarsi. Ad un certo punto, per qualche motivo, dobbiamo proseguire a piedi e ci incamminiamo in una stradina che affiancava tutta una serie di edifici abbandonati. Troviamo una casa bellissima, disabitata, piena di oggetti interessanti. Inizio a fremere, ma mi dicono: “Non siamo venuti qui per rubare”. Comincio a guardarmi attorno e mi chiedo se davvero non ci sia nessuno in quella casa. Ci sono delle scale che attirano la mia attenzione perchè intravedo qualcosa di strano. C’ un bambino seduto. Avviso subito mia mamma e mio fratello e dico ad alta voce “Siamo venuti qui perchè credavamo fosse una casa vuota. Non abbiamo un posto dove andare”. Piano piano escono dai loro nascondigli la madre e il padre di quel bambino e tutta una serie di fratelli. Ci alleiamo. All’improvviso la figlia di questa famiglia inizia a litigare con amici e amiche per questioni futili e tutti le urlano dietro, tipo: “Noo! Cosa stai facendo?!”. La tizia, infatti, si stava facendo rincorrere dalle amiche pettegole e aveva lasciato la porta di casa aperta, lasciando il via libera per l’allagamento. Attorno alla casa inizia a manifestarsi il disastro, questa volta sotto forma di inondata. Urlo a tutti di salire al piano di sopra. Quello che era un posto sicuro diventa un posto di morte, perchè stando in quella casa saremmo affogati. Inizio a dimostrare uno spirito di rivalsa acceso e rompo con la forza delle mie braccia tutti gli ostacoli in legno della casa. Al piano di sopra ci sono delle finestre, che costituiscono la nostra unica via di fuga. La famiglia si era barricata in casa e aveva dunque fissato delle tavole di legno inchiodandole alle finestre. Con la stessa dirompente forza di prima, strappo via queste tavole di legno e apro la via di fuga. Mi tuffo fuori dalla finestra e aiuto la gente a uscire. Passa mio frattelo. Passano amici. Passa altra gente. Urlo: “Vi prego, fate passare mia mamma”. Avevo paura che non fosse abbastanza agile per uscire dalla finestra, che effettivamente era un’uscita difficoltosa. Passano altri amici. Passa altra gente. All’improvviso davanti a me compare una persona speciale. Penso che se questa è veramente la fine, questa è veramente l’ultima occasione che ho di parlarle. “Hei, Silvia”. Attiro la sua attenzione e mi guarda. “Scusa, ma questa è l’ultima possibilità che ho per parlarti”. Il via vai della gente attraverso dalla finestra è ormai fermo e noi due ci guardiamo in faccia. “Volevo solo dirti una cosa”. Vedo solo la sua faccia, attraverso quella finestra ed era come se la incorniciasse. “Sei la ragazza più bella che io abbia mai visto”. Lei non dice nulla e sorride abbassando lo sguardo. La aiuto ad uscire e continua a sorridermi. Quel sorriso mi da quell’ultima speranza di cui avevo bisogno e mi convinco che questa non è veramente la fine. Lei si allontana e io cerco ancora tra le gente mia mamma per aiutarla a farla uscire. La gente che correva si era diretta su un palazzo altissimo, sul suo cornicione. Cattiva mossa. Quel palazzo era “il fulcro del disastro”. Avvinghiato a questo palazzo c’era un drago infuocato dalle molteplici teste e code. Quest’essere comincia a mietere vittime e spero che tra questa gente che cade dal palazzo non ci sia nè la mia famiglia nè Silvia. Osservo il mondo attorno a me, i palazzi disastrati, il fuoco che brucia la Terra e quel drago immondo. C’è qualcosa di strano e in me si risveglia una specie di sesto senso. Avevo ragione, questa non è la fine del mondo. Mi lancio giù dal palazzo verso i piani inferiori. Entro dentro e sono nel piano terra. C’è un tipo incappucciato che sta maneggiando dei fili e sta comandando sia il drago che il disastro. C’è un altro essere, forte e veloce, che capeggia il bene e sta lottando contro il male. Stanno lottando e l’eroe buono è decisamente in vantaggio. Mentre il burattinaio/incappucciato/satanista è impegnato con l’eroe, io prendo la sua marionetta e la spacco, togliendo la stessa e pestandola con il piede. Il cattivo si gira e comprende ormai di aver perso. Tutto è tornato alla normalità, tutto è tornato come prima. Avevo ragione io e non c’era nessuna “fine del mondo” in atto. E’ davvero tornato tutto come prima… e io mi sveglio.
