un catalogo coop

Novembre 23, 2008 at 7:45 pm (la mia ragione) (, , , , , , , , )

Ma proprio mentre si stava allontanando, ho smesso di pensare e ho iniziato a correre.
“Giulia, fermati!” ho urlato.
Lei si girò, regalandomi ancora una volta la gioia di essere spettatore di quel suo viso meraviglioso: “Che c’è?”
Mentre recuperavo il fiato, tirai fuori dalla tasca un foglio strappato dal catologo offerte coop.
“Vedi… ci ho pensato su e ho trovato ben 10 motivi per cui io e te dovremmo stare insieme e li ho appuntati.”
“…”
“Punto uno: ehm… ho le basette.”
“Uhm… e perchè non la lavatrice sottocosto in offerta su quel catalogo, come motivo?”
“Sì, è il quarto punto, però voglio andare in ordine.”
“…”
“Punto due: siamo entrambi single.”
“D’accordo.”
“Ci sono davvero delle fantastiche offerte qua sopra, specie se pensiamo al fatto che le feste si stanno avvicinando.”
“Sarebbe il terzo motivo?”
“Questa lavatrice è ottima, a basso consumo, a basso prezzo.”
“Sei stupido…”
“No, non lo sono. Infatti il quinto motivo è -non sono uno stupido-.”
“Dovresti anche dimostrarlo.”
“Infatti. Tu sei single e sei davvero bellissima. Questo vuol dire che la gente è stupida, altrimenti non si spiega. Però io sono qui a parlarti, quindi non sono stupido.”
“Oh… questo è già meglio, sentiamo il prossimo.”
“In questo momento stai sorridendo per quello che ti dico.”
“Hai pensato prima che in questo momento avrei sorriso?”
“Io ti faccio sorridere sempre. Invece con gli altri sembri frustrata.”
“Beh, non è vero che sorrido solo con te.”
“Sì, ma -settimo motivo- io trovo un senso alla mia vita in ogni tuo sorriso.”
“… continua.”
“Nove: ehm, volevo dire otto… perdo il conto se mi perdo nei tuoi bellissimi occhi.”
“…”
“Ho un ultimo motivo.”
“Ti ascolto…”
“Sono qui con un catalogo coop in mano, a inventarmi sul momento delle ragioni per cui io e te dovremmo stare insieme, quando invece di motivo ce n’è solo uno. C’è che ogni volta che ti vedo penso che tu sia la creatura più bella di questo mondo e che darei un braccio per poterti stare vicino, vivere sul tuo sorriso e perdermi nei tuoi occhi. Il motivo è che io lo desidero con tutto me stesso e posso far sì che anche per te sia così. Inoltre … “

Non finii la frase, perchè interrotto da un suo bacio.

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La mia giornata. Un anno dopo

Novembre 7, 2008 at 2:50 pm (tristezza ufficiale) (, , , , , , , )

La mattina, ancora sotto le coperte, tiro un calcio buttando giù dal letto il gatto e poi mi alzo. Sono più rincoglionito dell’anno scorso, e quindi che cazzo ne so a cosa pensavo la sera prima. Penso solo: “Ma oggi?”. Voglio solo fare le cose velocemente, così sono pronto a uscire con un certo anticipo e… “Ma oggi?”. Mi sposto dalla camera al bagno, guardo quel fottuto boiler e scopro che i fottuti riscaldamente non sono accessi. Partono una serie di insulti all’umanità e al divino, che non vogliono essere cattivi o irrispettosi, ma servono solo a darmi la forza di mettere la faccia sotto l’acqua fredda. Cazzo, è fredda davvero. Ce l’ho fatta, mi sono anche asciugato, sono pronto al secondo turno di insulti: le lenti a contatto. Reduce da un mancato tentativo di cavarmi gli occhi, mi sposto in cucina per bere la quotidiana tazza di thè. Ritorno nella terra di mezzo per lavarmi i denti e poi insomma, scelgo i vestiti dell’epoca in cui mi trovo e… “Ma oggi?”. Non importano tutte ste cazzate, c’è qualcosa di importante a cui io sto pensando. Io ora esco di casa, macchina o scooter, nave o aeroplano, skateboard o teletrasporto, devo raggiungere la scuola, con un certo anticipo e avere il maggior tempo possibile, anche i secondi fanno la differenza, per vedere quella graziosa figura. Varco le porte della scuola ed è come l’anno scorso, incontro sempre le stesse persone, lo stesso via vai di gente, gli stessi cadaveri stesi a terra, lasciati lì come decorazioni nel triste corridoio principale. Saluto una ragazza che conosco, un altro ragazzo che conosco e un cadavere che conoscevo. Vado avanti, proseguo in questa discesa verso gli inferi e guardo, punto lo sguardo verso le scalinate che conducono a Tartaro: oddio! Oggi c’è, oggi c’è. Andiamo a porre lo zaino, il giubotto, il cercamine e il ferro da stiro che avevo in mano. E’ lì seduta e in piedi. O è seduta o è in piedi, dite voi, ma io dico… che cazzo ve ne frega? Dai, ora mi avvicino e le parlo. No dai, prima vado a prendere il caffè. Mentre aspetto il download del caffè, il viavai di gente comincia ad aumentare e la cosa mi innervosisce. Della bacheca non me ne fotte più un cazzo, tanto meno di riscaldarmi il culo sul termosifone, perchè … c’è lei! Col caffè in mano torno indietro e… niente, non posso, oggi ho dimenticato a casa le palle assieme al libro di latino. Osservo tristemente l’avvicinarsi di amiche alla creatura mitica che custodisce la discesa a Tartaro. Mah, anime peccatrici. Nel frattempo sono arrivati i miei compagni. Credo mi pensino strabico, perchè non li guardo mai mentre parliamo. In realtà il mio sguardo è fisso e insistente su quella bellissima ragazza non cadavere. Uffaaaaaaa, mi sento più idiota di un idiota che non si considera idiota, ma è idiota e lo sa alla fine che è idiota, anche se a volte non sembra idiota, pur essendo idiota. Andiamo giù, scendiamo a Tartaro, nel più profondo inferno a subire le ingiustizie di diavoli e arpie, altresì conosciuti come professori. Nel cambio dell’ora vado in bagno, perchè penso (battute a sfondo mitologico a parte): sarà pur lei umana e quindi pure lei piscerà, no? No vaffanculo, non piscia a quanto pare, uff. L’intervallo è bello: altre occasioni per poterla vedere, che torcicollo a passare affianco alla sua classe. Insomma non penso sia interessante il resto della giornata di un idiota come me, la cazzata l’ho fatta anche oggi e per me interessante è solo aspettare la mattina dopo, la speranza di rivederla presto la mattina, sola, con la possibilità di avvicinarla, scavalcando i cadaveri di scuola e far conoscere queste due persone, che hanno bisogno di conoscersi.
Torniamo a casa, parliamo con persone care che mi danno qualche suggerimento per l’indomani, che io puntualmente tradirò, ma… mi tirano su di morale.
Aspettiamo l’indomani.

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